Il vento del Nord soffia ancora
Il Vento del Nord soffia ancora, così come a cavallo della liberazione quel vento invase i quartieri e i monti dove si combatté la resistenza, frutto di quel malcontento che fece nascondere a tanti partigiani le armi buone per consegnare i ferri vecchi.
L’amnistia del ‘46 vide la scarcerazione di tanti fascisti e l’equiparazione, nei tribunali e fuori, dei partigiani che combatterono per la libertà con chi difese invece l’Italia fascista.
Quel vento del Nord portò poi alla ripresa delle armi in tanti posti, come Santa Libera, come le volanti rosse, a quella resistenza che ancora continua da allora.
L’Antifascismo è l’Anticorpo che la classe operaia ha sviluppato contro i bastoni dei padroni, quegli stessi padroni che si sono serviti delle camicie nere per reprimere gli scioperi del biennio rosso. Quello stesso anticorpo scorre oggi nella classe lavoratrice genovese, lo stesso anticorpo che non ha piegato la testa di fronte alla guerra, che ha bloccato le armi nel nostro porto, che incrocia le braccia di fronte alle multinazionali che vedono negli operai genovesi carne da macello per i loro profitti.
E quello stesso anticorpo ci impone oggi di ricordare che la Resistenza Antifascista non è iniziata l’8 settembre del 1943 e non è finita il 25 aprile 1945, ma continua e continuerà nelle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici finché ci saranno padroni a sfruttarci.
Quel Vento del Nord soffia ancora.
Facciamo un passo indietro. Il 23 aprile 1945, alla sera, il CLN dà avvio all’insurrezione su Genova: fascisti e tedeschi vengono attaccati ovunque dalle forze partigiane, dal levante al ponente e su per le valli. Le forze della 6° zona operativa, la divisione Pinan-Cichero reduce del massacro subito alla Benedicta, già blocca e presidia tutti i valichi di collegamento con la pianura Padana; ogni via di fuga per i tedeschi è chiusa. La città è accerchiata e le due brigate volanti, la Severino e la Balilla, iniziano la discesa della valbisagno e della valpolcevera, entrambe senza retrovie. In città le SAP e le GAP iniziano la liberazione.
La sera del 24 aprile 1945 Genova viene liberata dalle forze partigiane.
Il giorno dopo il generale tedesco Gunther Meinhold firma la resa incondizionata a Villa Migone, di fronte a Remo Scappini, operaio comunista membro del CLN.
Questa è la nostra storia.
Oggi torna la guerra. La sentiamo e la vediamo tutti i giorni, la viviamo sui posti di lavoro e nelle scuole. Quello che succede in giro per il mondo ha un risvolto diretto nella nostra città. È stata la guerra a portare, l’8 settembre del ’43, la leva obbligatoria e la pena di morte per gli oppositori. Da lì ha preso forza la resistenza armata contro il fascismo e il nazismo. Resistenza che veniva già dall’esperienza spagnola contro il fascismo franchista, dalla gloriosa resistenza partigiana in URSS, in Jugoslavia, in Francia. Tanti partigiani hanno combattuto prima altrove per poi spostarsi a combattere qui sui nostri monti. Perciò essere antifascisti è essere Internazionalisti. Significa schierarsi contro questa guerra che serve soltanto ai padroni nostri per riorganizzare la loro egemonia in giro per il mondo. Stare con i popoli che lottano come in Donbass, in Palestina, a Cuba e dovunque i popoli tentino di liberarsi dal bastone dei padroni.
Venerdì 24 aprile, ore 17.30 piazza Carlo Giuliani.

Genova Antifascista